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Liana Vettori

GRAFOLOGO GIUDIZIARIO

Iscritta dal 1999 al n. 3 dei Consulenti tecnici e Periti del

TRIBUNALE DI PISTOIA


PREMESSA

Nel procedimento penale, le disposizioni relative alla "Perizia" sono contenute nel Capo VI° "Perizia" del Titolo II° "Mezzi di prova" del Libro Terzo "Prove" del Codice di Procedura Penale, articoli da 220 a 232.
E’ anche opportuno ricordare come nel previgente Codice di Procedura Penale, improntato al rito inquisitorio, il Giudice avesse la facoltà e non l’obbligo di disporre una perizia. Ed era solito ricorrere al perito quando la materia o la complessità della materia sulla quale verteva il processo esorbitava dalle sue normali conoscenze, per cui egli ricorreva alla nomina di un esperto in grado di fare luce sui fatti e sulle circostanze.
Era una valutazione del tutto soggettiva da parte del Giudice, volta alla sua necessità di conoscere, comprendere e correttamente valutare i fatti sottoposti al suo giudizio.

Con il nuovo rito accusatorio le cose sono completamente cambiate nel senso che la perizia è obbligatoria “quando occorre svolgere indagini o acquisire dati o valutazioni che richiedono specifiche competenze tecniche, scientifiche o artistiche” (art. 220, primo comma del C.P.P.).

La perizia non è quindi diretta a fornire solo al Giudice gli elementi conoscitivi da lui richiesti quando egli ritenga di esercitare la facoltà di avvalersi di questo particolare mezzo di prova; ma proprio dalla obbligatorietà degli accertamenti peritali si può desumere la diversa funzione attribuita oggi alla perizia.
Una funzione che si può sinteticamente riassumere nell’affermazione che oggi la perizia è diretta soprattutto alla formazione di una conoscenza comune a tutte le Parti del processo ed al Giudice e non solo al Giudice.

Oggi viene posta in primo piano la competenza scientifica del Perito il quale deve portare non solo il Giudice, ma tutte le Parti del processo all’acquisizione delle conoscenze necessarie a risolvere la "quaestio facti" sulla quale verte il processo.
Quindi non più un Perito qualsiasi, bensì un professionista competente il quale riesca effettivamente a fornire un contributo ad un comune sapere del Giudice e delle Parti, cioè una persona che sappia riportare al linguaggio comune delle persone che partecipano al processo le tematiche scientifiche necessarie al corretto svolgimento del processo.

L’apporto del Perito è anche importante per quanto riguarda la formulazione dei quesiti da parte del Giudice.
Nel rito attuale, il quesito nasce dal confronto dialettico tra il Giudice e le Parti, tra il Giudice ed il Perito, tra il Perito ed i Consulenti, e tra i consulenti tra loro, e la decisione che ne scaturisce è la più aderente alle necessità conoscitive emerse nel processo.
Anche su questo punto l’apporto del Perito è molto importante perché, in virtù della sua competenza specifica, egli è in grado di evitare che si creino false ed illusorie conoscenze del tutto inadeguate a risolvere quella che è la tematica processuale del fatto.

Il Grafologo Giudiziario può essere chiamato anche a svolgere la delicata funzione di consulente tecnico del Pubblico Ministero, figura nuova introdotta dal Codice Vassalli nel quadro delle indagini preliminari dirette dal P.M. che può disporre, qualora la ritenga necessaria, consulenza tecnica ai fini dell’esercizio dell’azione penale.
L’art. 359 del codice di procedura penale, infatti, quando il Pubblico Ministero procede ad accertamenti per i quali sono necessarie specifiche competenze tecniche, può nominare Consulenti i quali non possono rifiutare la loro opera.

Premesso che le indagini preliminari non costituiscono una fase diretta alla formazione della prova ma servono al P.M. per ricercare le fonti di prova, che poi egli evidenzierà ed utilizzerà nel corso del dibattimento, in questa fase dunque il Consulente ha la delicata, e non sempre facile, funzione di aiutare il P.M. nel comprendere situazioni tecniche complesse nelle quali non è in grado di entrare completamente.

L’opera prestata dal Consulente del P.M. non ha valore probatorio.
Avrà valore probatorio quando il Consulente sarà interrogato davanti al Giudice come teste indicato dal P.M. e secondo le forme dell’interrogatorio incrociato e quindi solo rispondendo alle domande e solo svolgendo la problematica che gli viene sottoposta, solo in questo caso le sue affermazioni possono essere assunte come prova.

E’ bene sottolineare che l’opera del Consulente deve essere diretta alla ricerca della verità, qualunque essa sia.

In conclusione, sembra potersi dire che nell’ambito del nuovo procedimento penale il ruolo cui assolve il Consulente in Grafologia Giudiziaria in tutti i casi in cui viene chiamato a pronunciarsi su tematiche attinenti la propria specifica professionalità è sicuramente di rilievo e, pertanto, assai delicato.
In quest’ottica, emerge in tutta la sua importanza la prospettata necessità di svolgere tale ruolo con l’obiettivo di aiutare l’interlocutore a comprendere le questioni tecniche, al solo fine – come si usa dire anche nella formula del giuramento – di far conoscere al giudice la verità, qualunque essa sia, gradita o non gradita.


 

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Il Prof. Umberto Veronesi, sul settimanale "OGGI", nel 2004 affermava che:

"La Grafologia è una scienza e ci dice anche quanto siamo sani"
Ci sono casi di "disgrafia", l’alterazione della scrittura, che rivelano disturbi respiratori, cardiovascolari, intossicazioni, malattie nervose…

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